La mia bocca per te era questo. La mia bocca per te, a volte, è ancora questo E io sono sempre la stessa, che ti voleva sposare d’inverno, scalza, come ho scritto qui
e sognato, sognato fino a far sanguinare nel sogno l’assenza.
Francesca Mazzucato
La mia bocca per te era questo. La mia bocca per te, a volte, è ancora questo E io sono sempre la stessa, che ti voleva sposare d’inverno, scalza, come ho scritto qui
e sognato, sognato fino a far sanguinare nel sogno l’assenza.
Francesca Mazzucato
la canzone che (non) avrei voluto sentire e quell’esperienza, vertiginosa, qualcosa di unico e fluttuante, in una sera che in un respiro diventa notte, la colonna sonora era un’altra, ma questa è perfetta, per ciò che è arrivato dopo.
.. senza luce, nonostante, senza entusiasmo, senza bellezza.
sarà sempre immaginando il tuo sguardo che indossero collane di perle lunghissime, anelli, braccialetti al posto delle male buddhiste, sarà sempre immaginando il tuo sguardo, il tuo piacere, quell’effetto, quel desiderio, non potranno mai significare altro.
Un collier regale, questo mi apparve. La portai sempre, anche quando mi chiedesti se volevo toglierla, quel pomeriggio in cui l’oscurità scendeva indulgente sulla città dove Joyce riposa, sulle guglie delle case e sulla Limmat. Te la ricordi, lo so. Me la mettesti tu. Io mi sentivo perfetta, adoravo portarla con fierezza camminando nuda per la stanza.
Polpastrelli. Sempre e solo questione di quelli. Solo quello in gioco. Tattile e lascivo.